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"BEATITUDINI"

Catechesi di Padre Marek


Oggi è la seconda domenica di Quaresima e cercheremo di capire qualcosa sulle Beatitudini che Gesù ha pronunciato sulla montagna.

Le Beatitudini sono state considerate nella storia della cristianità come "oppio dei popoli", cioè una sostanza che addormenta la gente ma questa è una lettura un sbagliata.

Siamo nel quinto capitolo del Vangelo di Matteo dove ci sono tanti riferimenti a Mosè e ad Elia.

Prima che Gesù inizi a fare il discorso sulle Beatitudini sale sul Monte. Questo salire sul monte fa riferimento a Mosè (sul monte Sinai Mosè ricevette i 10 comandamenti per consegnarli al popolo di Israele che stava uscendo dalla prigionia dell'Egitto). Gesù fa lo stesso percorso, sale infatti sul monte e inizia a parlare incoraggiando la folla

Prendiamo il testo delle Beatitudini e ci accorgiamo che la prima beatitudine dice” beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli.” Qui il verbo è al presente mentre le altre sono dette al tempo futuro ,saranno, avranno qualcosa che avverrà grazie a un percorso del cristiano .

Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli. “

Beati i poveri perché? Purtroppo nel corso degli anni la povertà è sempre stata legata al denaro, alla mancanza di ricchezza e nel nostro percorso cristiano questo significato ci ha sempre schiacciato. Gesù però dice qualcosa di diverso: ”poveri in spirito”. Poveri non significa essere disgraziati, dimenticati dalla gente ma significa avere la povertà di riscoprire il proprio percorso. Letteralmente, se prendiamo la parola povero, non andiamo da nessuna parte, non possiamo entrare nel paradiso... ma non è vero! Perché Gesù ci dice qualcosa di molto particolare.

Quando noi nella nostra vita quotidiana abbiamo un contatto con qualcuno che è povero sempre lo consideriamo in generale un bisognoso, un disgraziato, un qualcuno. Ma Gesù in questo momento ci richiama nella povertà di uscire e di chiamarci per nome. Ma perché un povero, un senzatetto non lo chiamiamo mai per nome? Ma perché di questo povero non sappiamo qualcosa della sua storia?... Perché la povertà della società di oggi è questa: non dare la dignità ad un uomo. E Gesù ci fa comprendere che il percorso che noi certe volte leghiamo alle nostre tasche e ai soldi non va bene.

Gesù dice”… poveri in spirito” . La povertà qui non ha un significato materiale ma qualcosa di diverso. La povertà è una ricchezza che non viene condivisa. Noi che siamo qua ci vediamo, ci conosciamo perché andiamo a messa, andiamo in chiesa. Qualcuno si conosce di più perché conosce anche il nome però poi non conosciamo la dimensione della vita spirituale. Chi di noi è qui ed inizia a parlare del proprio cammino nella fede? Chi di noi racconta quei miracoli che accadono nella propria vita? Chi di noi ha il coraggio di condividere? Facciamo fatica! Ma non per sparlare, per sapere i fatti degli altri, ma per arricchirci dell'esperienza degli altri. La ricchezza spirituale dipende soprattutto dal percorso personale dai sacramenti, dall’ eucarestia, dal sacramento della confessione, la santa comunione inserita nell’eucarestia è un punto di partenza, la preghiera è un punto di partenza.

….. Ma a noi serve questa bellezza? La bellezza è proprio la proposta di un legame nuovo, un rapporto che unisce, che dà la forza per andare avanti.

Questa povertà viene espressa anche nei nostri rapporti umani. Quando incontriamo una persona, diciamo: “Ciao, come stai?”. A questo punto dovremo dare lo spazio all'alterità per rispondere alla domanda. Ma noi cosa facciamo? Non ascoltiamo, e siamo già pronti per domandare un'altra cosa. Siamo veramente poveri, perché non riusciamo neanche a capire che l'altro ha bisogno di noi, ma non dei nostri soldi…ha bisogno del nostro tempo. Ha bisogno di me.

E Gesù con questa prima beatitudine ha fatto vedere questa cosa! …SONO CON VOI perché vede le folle! Quando Gesù sale sul Monte vede le folle e comincia ad entrare in rapporto. Sicuramente non è entrato il rapporto con tutti visualmente, come io riesco a vedere tutti voi e voi vedete me. Ma è riuscito a dare importanza a questa folla. Quando Mosè ha preso i 10 comandamenti il popolo di Israele si è ribellato nella storia. Mosè è dovuto salire due volte sul Monte per prendere le "10 parole" che Dio ha dato al suo popolo.

Gesù c'è, in quel momento ha il rapporto con loro e tutto sconvolge.

Poi dobbiamo dire che Matteo è particolare perché trascrive queste Beatitudini in settantadue parole e nel VT sono settantadue le popolazioni pagane; poi ovviamente questo numero viene riportato anche nel NT, perché sono settantadue i discepoli che Gesù manda due a due, settantadue sono i ragazzi che hanno voluto condividere con Gesù il loro percorso dando testimonianza della vita, del loro percorso, del loro essere beati.

Cosa significa la parola beato? È una parola che viene dal greco, Makarios, felicità. In quell'epoca beato era riferito solo alle divinità pagane mentre Gesù sconvolge perché indica la felicità vigente. Dio non vuole essere quello che è contrario alla felicità, non può essere colui che proibisce la felicità perché rappresenta un nostro modo di essere nella nostra quotidianità, nel nostro modo di stare. È un dono grandissimo che noi spesso non riusciamo a capire. A volte sembra nascosta da qualche parte anche perché il mondo ci obbliga ad essere tristi, ad essere frenetici a correre, correre, correre... Dove? Per quale scopo? La felicità è aprire gli occhi per vedere che abbiamo delle persone che sono accanto a noi, che si confidano con noi e io sto al loro fianco e posso essere accanto ai loro dolori. La felicità non è quella che è stampata su un volto con un sorriso ma è qualcosa che è dentro di noi, nel nostro intimo proprio lì dove nasce la pace che oggi con dispiacere il mondo non ha più. Quella felicità che non parte dall'adorazione degli idoli ma dall'essere sereni, tranquilli. Ci meravigliamo che muoiano i bambini, che muoiano le donne, che muoiano gli anziani e ce la prendiamo con Dio. Perché pensiamo che sia lui che fa tutto ciò. Ma ci siamo dimenticati della guerra che abbiamo fatto per i vaccinati e non vaccinati, quale discriminazione abbiamo fatto tra di noi per questo vaccino? Quante discriminazioni abbiamo fatto in altre circostanze, perché una persona è magra e una è robusta o una è ricca e una è povera. Il conflitto nasce da tutte le piccole cose quotidiane. Io credo che è possibile un percorso per capire queste beatitudini partendo proprio dalla felicità, dall' essere interessato, dal ringraziare il buon Dio per quello che stiamo facendo, per quello che siamo, per quello che abbiamo.

Il popolo di Israele ha capito che i dieci comandamenti erano proprio COMANDAMENTI. Invece Gesù riporta i dieci comandamenti ad un altro livello per riuscire ad intraprendere un percorso libero e volontario.

Questa felicità, questo essere beati ci dà la possibilità di essere responsabili e non solo esclusivamente di noi stessi ma anche degli altri. Gesù, infatti, ci invita a prendere la responsabilità del benessere dell'altro. Perché se io a casa continuo sempre a litigare con mia moglie e non sono contento di quello che mi sta cucinando, di quello che mi sta lavando e stirando, è ovvio che non sto portando benessere. Se mio figlio con il suo sforzo arriva ad una sufficienza e vuole vedere il mio sorriso e io lo bastono ogni volta, non va bene. Devo cambiare nella testa e iniziare a guardare con la luce degli occhi misericordiosi, di amore come quelli di Dio. Solo così riesco a vedere l'altro diversamente, ad apprezzarlo riuscendo a dire grazie per quello che dice, per quello che sta facendo per me. La bellezza è questa... Questo ci sta chiedendo il Signore: essere responsabile per creare affinità, benessere, valore. Quand'è l'ultima volta che abbiamo sentito un bel complimento o un bel grazie che non ci aspettavamo? Un abbraccio o un bacio inaspettato?....

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Titolo 2

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