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"COME FARINA IN UN SETACCIO"...💒🌞


Era la prima domenica dell’Avvento il 10 Dicembre dell’appena passato 2023…tu ricordi cosa stavi facendo? S

Sicuramente l’albero di Natale o almeno rovistavi negli scatoloni del presepe cercando i protagonisti, forse hai fatto colazione al caldo con una bella fetta di panettone o, come minimo, hai girato per casa con la scatola del pandoro in testa come un elmo…lo so che lo hai fatto…non ti vergognare…ma non eri solo!

Tutto il mondo in quel giorno stava facendo queste stesse cose…tutti dal Polo all’Equatore, tutti tranne noi, ma noi chi? Noi: Anna, Manuela, Simona e Chiara, uno sparuto ma temerario gruppetto di catechiste della parrocchia di San Girolamo Emiliani, che hanno deciso di accompagnare i loro ragazzi del catechismo, con famiglie al seguito, sai dove? A piazza San Pietro e sai perchè? Perché seguendo una logica infallibile, abbiamo dedotto che potesse non esserci troppa gente in quel giorno. Immaginavamo tutto il mondo impegnato con gli addobbi natalizi…quindi perché non approfittarne?!  Così facciamo! Programma: partenza in direzione chiesa alle ore 8:00 per la celebrazione domenicale, da lì di corsa in direzione San Pietro, riformare il gruppo che da sotto l’obelisco si muoverà in direzione Mostra dei Cento Presepi e da lì di corsa in direzione finestra con obiettivo finale: Angelus!

Ma che idea buona era?! Partire per il centro, sempre off limits, nell’unico giorno in cui avremmo potuto sperare in un po’ di caos in meno, abbiamo puntato tutto…è stato un all in sulla riflessione: ”mezzo mondo sarà a casa impegnato a fare l’albero di Natale!” E così siamo partiti ed era tutto molto bello ma….una volta arrivati sai chi altro c’era a piazza san Pietro? Sì sì…ebbene sì…praticamente l’altra metà del mondo, che non stava a casa a litigare con il filo di luci intrecciato, ma aveva pensato di andare a vedere i Cento Presepi e di sentire l’Angelus, convinti che ci sarebbe stata meno gente al centro! Quindi noi partiti belli, freschi, un po’ spavaldi perché forti della nostra idea infallibile, pimpanti e soprattutto compatti, eravamo già scompaginati dopo 5 minuti dal fischio d’ inizio! Ma non bastava…. in più poi è arrivato anche lo sbarramento finale: i controlli del metal detector, già notoriamente capaci di separare mogli dai loro mariti, figli dai loro padri e anche coppie di gemelli siamesi! E’ stato il colpo di grazia, chi non era stato ancora diviso dai mezzi di trasporto, adesso si sarebbe perso definitivamente e per sempre! Come anche gli ultimi e i più piccoli granelli di farina passando in un setaccio si dividono, così noi ci siamo separati drasticamente dividendoci in file chilometriche convinti che non ci saremmo mai più ritrovati. E quindi niente, ognuno per se’, ormai persi chissà per quanto e chissà dove, solo una certezza: l’obelisco, il punto di ritrovo in caso di reunion, o di disperazione in caso contrario.

Ma perchè io starei qui a raccontarti questa storia, che più che una storia sembra un mega game a livelli successivi, se tutto alla fine non fosse andato più che bene? Che catechista sarei se non ti parlassi di come la Divina Provvidenza non ci abbandoni mai? Perciò mentre stavo lì all’ombra dell’obelisco con occhi aperti, anzi sbarrati, come i tuoi quando la prof dice che oggi invece di spiegare interroga….convinta che lo step successivo sarebbe stata un’ impossibile caccia al tesoro umana, ad un tratto vedo arrivare tutti gli altri, alla spicciolata…sì, provati… sì…ma tutti! Le altre catechiste, i ragazzi, i loro genitori e anche addirittura il nostro padre Giulian! Un successo totale, insperato e inaspettato.


Così non solo abbiamo potuto visitare tutti i Cento Presepi;



ma abbiamo anche conosciuto meglio l’architettura della piazza, scoperto i segreti del colonnato, scrutato l’ecclèsia triumphans dal basso e soprattutto ammirato da vicino le meraviglie artistiche, custodite all’interno.



Entrando infatti la Basilica si schiude e come uno scrigno svela le sue perle migliori: Entrando infatti la Basilica si schiude e non tanto la Pietà di Michelangelo in sé, quanto il genio del suo scultore, non tanto la maestosità del Baldacchino di Bernini,

quanto la maestria del suo ideatore. Perciò ci siamo lasciati incantare dalla bellezza eterea del volto di Maria nella scultura di Michelangelo, dalla potenza del pudore disegnato sul suo volto, dai battiti di quel cuore, dalla perfezione anatomica delle vene di Gesù che, seppur di marmo e scolpite simulando un corpo abbandonato, pulsavano di vita e di sentimenti ancora caldi.




Ci siamo poi ammutoliti davanti alle colonne del Baldacchino di Bernini così sinuose pur nella loro solidità, possenti eppure così leggere, volute bronzee ma così leggiadre che sembravano danzare con ampi giri di walzer al suono di una musica che si poteva quasi vedere.


Ma è inutile che mi guardi così, lo so cosa stai pensando e la risposta è no! Lo so che anche tu, come me, ti insospettisci quando le cose vanno troppo bene e stai lì in allerta ad aspettare la catastrofe finale e invece no, non abbiamo perso neanche l’Angelus!  La catechista che è in me ringrazia la Divina Provvidenza alla quale non è sfuggito neanche uno di noi, ma l’altra parte….quella laica che è in me giura di aver sentito, sotto l’obelisco, anche la Divina Provvidenza sussurrare: “ammazza che fortuna!!”





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Titolo 2

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