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"LE BEATITUDINI"

Catechesi del Diacono Cleto

Matteo 5, 1-12


".....Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:


"Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli........"


In questo tempo di Quaresima come comunità religiosa abbiamo pensato, in preparazione alla Pasqua, di soffermarci sul cammino sinodale che la Chiesa stessa, su invito di Papa Francesco, sta compiendo.

La parola sinodo è di origine greca e sta a significare: camminare insieme.

Anche noi allora come comunità parrocchiale, incamminati verso la Pasqua, abbiamo deciso di compiere questo tratto di strada.


Papa Francesco durante questo cammino desidera soffermarsi su tre verbi:

Incontrare, Ascoltare e Discernere.

Sappiamo bene come cristiani che se andassimo incontro alle persone che ci sono accanto, proprio come ha fatto Gesù, verrebbe spontaneo domandarci: "Cosa ci possono dare"?

Molte volte, come sentiamo nei vangeli, l'incontro con Gesù non si ferma ad un semplice saluto. Spesso Egli s’interroga su chi ha di fronte e in questo incontro, fatto di sguardi, s’inserisce il suo provocarci. I segni che Gesù compie sono proprio quelle risposte alla fede da parte di coloro che lo cercano: " per questa tua fede va....ti sono perdonati i tuoi peccati".


Il brano che il Papa ci propone in questo cammino sinodale è quello delle Beatitudini, perché riassume il cuore del nostro essere cristiani.


Ora ci soffermeremo sulla prima Beatitudine:

"Beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei cieli".

Questo passo è presente anche nel Vangelo di Luca, ma in una formula diversa.

Egli infatti scrive così: " Beati i poveri".

Iniziando dal capitolo 5 ci si accorge che Matteo introduce le beatitudini con "Vedendo le folle...".

Questo sta a significare che qualcosa è avvenuto prima, ma cosa?

C’è stata la chiamata di Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea.

Gesù dice a loro: " Vi farò pescatore di uomini". Ciò fa capire l'esigenza del riconoscimento del nostro essere cristiani da parte di Cristo e l’invito ad essere dei pescatori che si fidano e affidano al Maestro.

Ecco cosa sono le beatitudini, sono un affidarsi. Sono quel luogo in cui le persone possono riconoscersi, perché si affidano e trovano speranza in Cristo. Ecco allora perché parliamo di cammino.

Noi riusciamo a camminare insieme, solo se uno si affida all'altro ed entrambi si affidano a Cristo.

Il vangelo di Matteo, dove lui scrive ad una comunità di giudei, riprende la figura di Mosè e la ritrae in Gesù.

Sappiamo che nel discorso della montagna, Gesù ponendoci davanti ai nostri limiti e alle nostre fragilità, vuole condurci al suo vero obiettivo: dare l’autentico e pieno senso alla legge, come è scritto al versetto 17 del capitolo 5°, e apportando quello che ad essa mancava.


Un Dio che ascolta, che si mescola con il suo popolo, che si sporca le mani. Anche Gesù lo fa, vuole parlare alle persone attraverso i fatti.

Ecco il senso di Dio che Gesù dà alla legge. Dio ha compassione delle folle, ha misericordia e vuole che gli uomini ritrovino fiducia. È così che prendono avvio le beatitudini.

Se pensassimo al periodo in cui ci troviamo, sembrerebbe follia considerare beati coloro che sono sotto i bombardamenti, che soffrono, che piangono, che gridano perseguitati per la giustizia.

Pensiamo anche a Falcone e Borsellino uccisi perché hanno lottato per la giustizia.

Se la mettessimo dal punto di vista della sofferenza non saremo beati, tuttavia il senso della beatitudine che Gesù ci propone è che noi siamo beati se ci affidiamo a Dio, se nella sofferenza noi sappiamo che Dio è morto per noi.

Nella prima beatitudine non dice: " non sarà il regno dei cieli" bensì "è il regno dei cieli " che nel presente significa beati coloro che sono felici per....


Nelle parole " poveri di spirito" si fa riferimento a coloro che sono semplici nel cuore, che sanno che la loro speranza, la loro fiducia è in Dio e allora è qui che viene la domanda: siamo poveri in spirito? Nello specifico siamo capaci di fare nel nostro quotidiano l'amore di Dio? Siamo capaci di dire: " Signore io sono così, sono fragile, sono peccatore"....

A volte sentiamo che tutti i nostri castelli mentali, davanti ad esempio ad un fallimento, iniziano a sgretolarsi. Ma siamo capaci di dire: " Signore accettami per quello che sono, voglio seguire te, come posso fare? Quali strumenti mi dai?

Se ci mettessimo davanti a Dio...nudi...chiedendogli:" Ti chiedo il minimo, voglio cominciare da questo piccolo proposito, come posso fare?

È qui la scommessa, sta qui la beatitudine, la felicità, non nei grandi propositi! Saremo così pronti a fare spazio a Cristo!

Pensiamo che i santi siano riusciti in tutto? Andiamo alla radice. Pensiamo ad esempio a S. Girolamo E. che nella notte del 27 settembre ha capito che la sua vita valeva zero. È stato proprio li che ha iniziato a domandarsi cosa potesse fare. Si è ricordato allora degli insegnamenti della mamma, li ha coltivati facendo un cammino di conversione e giorno dopo giorno con i suoi propositi, senza dimenticare chi fosse, ha ben compreso il progetto che Dio aveva su di Lui.

Siamo capaci ogni giorno di convertirci?

Tutti nel battesimo siamo stati consacrati a Dio e siamo stati chiamati ad un cammino fatto di sacramenti per poter essere in relazione con gli altri nella quotidianità della nostra vita, nelle nostre famiglie, con i nostri genitori, nel lavoro, in parrocchia, nel nostro prestare servizio riconoscendo che è Cristo che seguiamo.


Ringrazio il Signore se qualcuno si prende cura di me e se ho dei fratelli accanto.

Dobbiamo essere capaci di abbassare la testa e dire:" Ho sbagliato".







Per concludere voglio leggervi un breve passo di uno scritto di Don Tonino Bello "Maria Donna in cammino".....

"....Santa Maria, donna della strada, «segno di sicura speranza e di consolazione per il peregrinante popolo di Dio», facci capire come, più che sulle mappe della geografia, dobbiamo cercare sulle tavole della storia le carovaniere dei nostri pellegrinaggi. È su questi itinerari che crescerà la nostra fede.

Prendici per mano e facci scorgere la presenza sacramentale di Dio sotto il filo dei giorni, negli accadimenti del tempo, nel volgere delle stagioni umane, nei tramonti delle onnipotenze terrene, nei crepuscoli mattinali di popoli nuovi, nelle attese di solidarietà che si colgono nell’ aria....."

Titolo 2

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